India,Jammu & Kashmir
25/01/2010
Maricula
21/07/2009
Riprese Andrea Torri.
Maricula piccolo mare per i Romani,fiume Marecchia per noi.
Ho camminato il Suo letto dalla foce a Rimini fino alla sorgente nell’Alpe della luna,Monte zucca 1000slm,Pratieghi(AR).Ne ho ammirato i paesaggi e gli scorci fiabeschi,le sue acque mi hanno lavato e la natura ospitato nei sei giorni di cammino.Se prima era il Marecchia,dove un tempo andavo a giocare e pescare oggi e’ il mio fiume,il nostro fiume,che chiede aiuto.Ormai stanco dei maltrattatamenti di quell’animale chiamato esser
e umano.
New Delhi
16/07/2009
12/07/2009
New Delhi,Manju ka tilla,Tibetan refuge comunity.
Sherpa restaurant,sono qui solo,solo con me stesso non solo nel mondo perche` Lui mai ti lascera` solo.
Questa e` una delle ultime birre indiane,ne ho voglia e ho caldo ma il suo sapore e` piu` amaro,piu` del solito,la sigaretta si consuma nella mano sinistra,sono gli ultimi momenti di questa India che ora amo come si amano le persone speciali come si deve amare il mondo,questo mondo carico,padre e madre,ho fotografato con gli occhi curiosi di chi vuole conoscere,sapere e ora mi sento cullare,non ho piu` il timore dei primi giorni quando camminavo la strada ora ne godo i benefici,percepisco i movimenti e nel Caos vedo grande ordine.Chissa` l` Italia,come sara` l`Italia,cosa mi dira` l`Italia che ancora non riesco a capire,forse un giorno riusciro`.
Domani e` l`ultimo giorno d` essenza vitale e non so cosa faro` cosi` come in questi 65 giorni vissuti qui,nella terra dove tutto e` possibile,si e` cosi`,in India tutto e` possibile.
Ho incontrato persone di ogni tipo,dotti e istruiti,sognatori e viaggiatori,persone “normali”e handicappati chi senza una o due gambe chi solo col busto,lebbrosi e ciechi,madri che amano il figlio sul marciapiede come noi in casa,grandi gobbe sporgenti sulla schiena e pance rientrate quasi fino alla spina dorsale ma mai ho provato timore nei confronti di queste genti,mai,ho imparato a sedermi sui marciapiedi ed osservare,sono dei grandi maestri di vita.
Ho cancellato e cambiato il significato a vocaboli che la mia terra ha voluto infilarmi in mente ma non ne dimentichero` l`insegnamento infausto di una cultura ormai moderna e assettica,come una sala operatoria,una cultura che corre piu` veloce del vento che ha gia` scritto il proprio futro,ora in questo esatto istante un uomo poco piu` che ventenne si ferma al mio fianco,mi osserva in silenzio,impensabile dalle mie parti,perche` sarei maleducato,irruente addiritura volgare,ma lo studio ditemi e` volgare?
Se c`e` qualcosa di volgare sono quelli che dobbiamo chiamare Signor professore,ma ora mi stia a sentire quale Divinita` le ha dato il potere di entrare nelle future menti del Bel paese per inculcare uno stile di vita secondo lei corretto e giudicare a piacere,mi risponda sto aprendo il registro.
L`obbligazione sia maledetta,nemica dell`essere umano,del Mondo.L`obbligazione la piu` sincera nemica dell`arte,parola della quale non ne sappiamo piu` il significato.
Sono seduto al tavolo d`ingresso di un piccolo ristorante locale,vengo distratto dalla corsa di un topolino sui fili del frigorifero,poi osservo fissando lo sguardo su di una grossa signora tibetana seduta in una sudicia sedia rivestita di stoffa a striscie blu e bianche un tempo,si rinfresca sventolandosi il menu` mentre chiacchera con i cinque clienti,ora di cena,amicizia o piuttosto fraternita`,che parola sconosciuta e attribuita all`ecclesia.Ecclesia,ottima strada per un guadagno smisurato e politico,ti ricordi Don quando tu stesso mi dicesti ad una mia provocazione,che tutt`oggi godi di grande protezione?
Discorso lungo e complesso,ma se anche tu,se ti spogliassi di un simbolico bianco che porti sul collo avresti accesso al mio pensiero.
Ho vissuto una piccola parte della mia vita in un` altra era si potrebbe forse dire,ma credo sia piu` corretto pensare di aver fatto parte di un comunismo,non quello politico,inesistente ora,ma un comunismo di comunione e fraternita`quel lusso che solo i carenti di materia possono permettersi,e che noi ricchi abbiamo trasformato,invidia,indifferenza,attenzione e cosi` e` nata la paura della scoperta.
Una goccia di sudore scende solleticandomi la parte interna del braccio destro,e`ora di andare e accendere il palettone che mi offrira` aria calda in questa ultima notte indiana.
Andrea Torri
Leh 30/06/2009
30/06/2009
E` sera a Leh, da poco sono rientrato nella capitale del Ladkh,cosi` discreta ma incredibilmente diversa da com` era,2 soli inverni fa`,2 come queste lune che mi stanno accompagnando,ora mezza, ma piena quando ci saluteremo.
Questa Leh non si somiglia alla gemella invernale,il turismo genera quella confusione cittadina che tanto ci si addice,spesso per la nostra non voglia di spogliarsi e abbandonarsi alla piu` completa liberta`, per un` iniezione dovuta alla sapiente invenzione del benessere,quella catena che poi ti si forma e non riesci piu` a liberartene,per la trama voluta da chi sapientemente ha il potere, creando cosi` quella coltre di ignoranza,anche se dovuta da un ingombro mediatico piu` che da una non voglia di sapere.
Ormai e` luglio e le mie energie stanno sfumando come anche il tempo sta passando,sempre mi corre in mente quel quadro,quello di Cesare,un quadro, forse,muto all` apparenza cosi` come dovrebbe essere il tempo e Lui forse per un difetto,lo ha zittito disegnandolo,fotografandolo prima in mente poi su carta, con le sue mani tremolanti,ci siamo acompagnati in questo viaggio,il mio tempo e il suo libro che a tratti si sono somigliati.
Un tempo non troppo remoto pensavo ad un passato futuro poi ad un futuro presente ma la realta` sta nell` attimo del momento,in quella singola decisione rapida ingovernabile che agisce e reagisce con l` ambiente che mi circonda,quell` istinto che troppe volte lo si nasconde per necessita`,per appiattimento di volonta`che la nostra quotidianita` riesce ad imporci.Ho incontrato il mondo e ne ho assaporato i cibi duri e contadini,i forti sapori dei tea mischiati con sale e burro di yak in un grosso strumento di legno,fantasticato negli acidi odori delle case con luce annebbiata dal fumo delle stufe alimentate a sterco,per questo sono vivo,ho vissuto in quel posto che si chiama Mondo,quello sconosciuto che ci vogliamo far conoscere.
Mi ha regalato tanto la strada quel museo ad ingresso libero,dove le belle arti non possono mettere legge,dove trovi sempre qualcuno che ha tempo da trascorrere,dove ti guardi,ti ascolti,ridi e dai la mano,poi ci si saluta ma mai con un timido,freddo,idifferente ciao o bye,ma sempre….
see you on the road,good luck
Leh 29 giugno 2009
Andrea Torri
Manali
03/06/2009
Ancora Manali,Manali non dorme si appiatasce ma continua a vivere,rallenta ma non si ferma.Calma vizzi,fermate ripartenze. Un bue che ara fazzoletti di terra adornati d`albero da frutto,al comando della voce sicura e ferma di chi lo guida.La vecchia Manali,quella alta e`l`essenza di questo villaggio ai piedi del`Himalaya,scardinata dal nuovo market a zona pedonale.Piu` volte al giorno cammino quella strada che unisce il nuovo al vecchio mondo,come un cordone ombelicale. Tutto scorre liscio,mentre il vecchio prende forma,si arricchisce,si abbellisce,si colora delle gialle fascie di grano che giorno dopo giorno vanno a saturare e di colore e di spazi,i sentieri che fra loro collegano le case e le piccole aie,messi li` ad asciugare. Di tanto in tanto qualche donna cammina a piccoli passi,sbilanciata in avanti,per dare appoggio alla cesta legata con stracche che le passano sulla fronte e sotto le braccia,si siede,si libera dell`ingombro che le sbordava ai lati e sopra il capo,lo rivolta al suolo poi lo sistema in fila,fascio dopo fascio,con cura,stando attenta a non perderne un grano fra le fughe delle pietre dei cortili che qualche giorno prima sono state chiuse con lo sterco delle vacche del villaggio. Old Manali il fascino della resistenza al presente.
tChadar
17/04/2009
india
03/04/2009
da un viaggio India
Cuba
29/03/2009
8 luglio 2003 si parte per questo viaggio interminabile,destinazione Cuba. Qell’ isola balocca quasi irragiungibile,così distante e così troppo vicina ai nostri mondi.Cuba, terra nel pensiero di tanti, facile da immaginare impossibile da capire, per chi non la respira. Santiago de Cuba la città che non dorme,dove nell’aria intrisa di smog e puzza dolciastra vive la musica,dove la strada balla, sotto il ritmo dei passi di chi la cammina a tutte le ore del giorno e della notte,qui non ci si ferma non ci si può fermare,la voglia di vivere e di “sopravvivere” è infinita. Da Santiago a Baracoa 200 chilometri di strada accompagnata da buon rhum,banani,palme e…baracche,dove i maiali sono al guinzaglio,vacche e tori pascolano liberi nel verde e i cavalli sfrecciano nel vento come volessero fuggire alla modernizzazione,perchè qui il tempo si è fermato, forse non è mai arrivato.Tra un sorso di rhume una boccata di sigaro l’occhio si perde nei tenui colori pastello del paese,la mente si disorienta nell’assenza di rumore e fantastica nel sentire un nitrito un trotto,un’onda che s’increspa.Queste poche cose costruiscono Baracoa una realtà che ti spoglia di tutto.Improvvisamente diventi essere umano. Nel ritorno a Santiago passando per Guantanamo si percepiscono melodie stonate,suonate da chitarre senza corde e bonghi senza pelli. Cuba l’isola dominata dal volo dei neri avvoltoi visto da questo agglomerato di “cose” quasi assume un altro significato. Dalla quiete di Baracoa alle 240 lunghissime ore del carnevale santiaghero,non esistono leggi, balli, sesso e rhum sono le uniche regole del gioco. Nelson il santiaghero di Siboney,uomo alto col viso scolpito dalla vita, dal fumo e dall’ alcool, d’incredibile discrezione, ti guarda coi suoi occhi incavati, di sguardo profondo,quasi triste, stanco, ma sempre sorridente, ti porge la mano la batte sul cuore… “vamos a tomar un tahe de rom? buena suerte”
1-2 ottobre 2003